| Articoli |

Per spiegare il titolo bisogna partire dall'anno scorso, dal 30 agosto del 2008, quando l'Italia ha firmato un trattato con la Libia attraverso cui gli italiani si impegneranno a pagare 5 MILIARDI DI DOLLARI per 25 (venticinque) anni,da quest'anno fino al 2034. L'unica beneficiaria sarà la Libia, stato africano sotto dittatura da 40 anni per opera del colonnello Gheddafi.
I politici impegnati in questa trattativa sono stati Berlusconi come rappresentante del governo italiano e il colonnello dall'altra...
Berlusconi e Gheddafi, fanno quasi simpatia questi due nomi accostati. Berlusconi che si rivolge al colonnello affibbiandogli l'appellativo di “leader di libertà”, cosa a cui non credono ne i paesi occidentali, ne i paesi arabi e forse neanche Gheddafi stesso. Sparlare sul primo sarebbe come sparare sulla croce rossa, quindi vediamo un po' il secondo personaggio, dopotutto è meglio informarsi di una persona a cui pagheremo 200 milioni di dollari all'anno per i prossimi 25 anni.
Premessa: politicamente Libia è sinonimo di Gheddafi.

Muammar Gheddafi trascorre l'adolescenza in Libia nel periodo coloniale fascista. All'età di 6 anni a causa di una mina italiana perde due cugini e rimane ferito ad un braccio. Da qui già si può capire l'immensa simpatia che prova per l'Italia. Dopo l'addestramento militare nel '69 guidò un colpo di stato ai danni della monarchia (re Idris era simpatizzante degli USA e della Francia) instaurando una dittatura militare divenendo colonnello. Una delle prime mosse fu quella di nazionalizzare la maggior parte delle proprietà petrolifere straniere e di chiudere le basi militari americane e britanniche. I 20.000 coloni italiani invece furono privati di tutti i beni, infatti, fino allo scorso anno, ogni 7 ottobre in Libia si celebra il “giorno della vendetta” in ricordo dell'espulsione dei coloni. La linea politica adottata da Gheddafi si può definire una sorta di fusione fra comunismo stalinista e capitalismo, in quanto dal primo copiò il modo di trattare gli oppositori e dal secondo come sfruttare fino all'osso i lavoratori.
Durante gli anni '80 appoggiò i gruppi anti-israeliani e anti-americani (come l'IRA e Settembre Nero), per questo venne allontanato dalla NATO divenendo il nemico numero uno degli U.S.A. Infatti, il nel 1986 Gheddafi fu attaccato militarmente per volere del presidente statunitense Ronald Reagan. Nello scontro morì una figlia adottiva del colonnello ma Gheddafi si salvò. Andreotti tempo dopo dichiarò che era stato avvertito del bombardamento da Bettino Craxi stesso, allora Presidente del Consiglio in Italia. (Le azioni militari non continuarono perchè probabilmente il colonnello avrebbe chiuso i rubinetti petroliferi con i quali alimenta mezza Europa)
Dagli anni '90 in poi sembra invece che Gheddafi abbia cambiato rotta riguardo la politica estera, appoggiando la denuncia della NATO contro l'invasione dell'Iraq ai danni del Kuwait.
Dopo, nei primi anni del 2000 la Libia si riavvicina agli U.S.A. e alle democrazie europee allontanandosi dall'integralismo islamico pur rimanendo sempre un regime militare senza libertà politiche in cui vige il culto della personalità di Gheddafi.

Tralasciando i missili su Lampedusa parliamo un attimino dell'accordo siglato tra Berlusconi il colonnello.
I motivi per questo cospicuo investimento a fondo perduto sembrano essere giustificati dai trascorsi coloniali italiani, una sorta di risarcimento per la politica imperialistica del ventennio attuata ai danni della Libia. Un altro motivo è quello di “fermare l'ondata migratoria di clandestini verso le coste italiane, il traffico di stupefacenti, la criminalità organizzata e il terrorismo”. Tripoli si impegnerà di collaborare con il Ministero della Difesa italiana per monitorare le coste libiche. Come non inserire anche la questione gas/petrolio? Certo abbiamo l'energia garantita per 25 anni ... peccato che l'ENI già dal 2007 abbia un contratto fino al 2042 con la Libia.
Un altro motivo? Molto più interessante secondo me, è legato agli appalti. Nella migliore tradizione delle varie banche e compagnia bella, i soldi si concedono ma a patto che tornino in fretta nelle tasche di chi li ha sborsati. Infatti secondo il 'Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra Italia e Libia' l'Italia si impegna a realizzare "progetti infrastrutturali di base nei limiti di una spesa di 5 miliardi di dollari per un importo annuale di 200 milioni di dollari in 25 anni e la Libia si impegna ad annullare tutti le norme che impongono vincoli e limiti alle imprese italiane che opererebbero nel paese e a concedere visti di ingresso ai cittadini espulsi nel 1970.

Agli occhi della comunità internazionale, il finanziamento è considerato come Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS). Ma questi aiuti sono vincolati al 100% all’appalto di imprese italiane, si parla dunque di aiuto legato a vincoli commerciali strettissimi e all’obbligo di acquisto di prodotti provenienti dal paese donatore.
Con questo accordo, la costruzione di strade e infrastrutture in Libia verrà affidata alle imprese italiane, con un aumento dei costi di oltre il 30% rispetto a quanto si spenderebbe facendo lavorare le imprese locali o i migliori offerenti scelti con un bando internazionale.(Un affare dal punto di vista imprenditoriale peccato che lo abbiano fatto passare per un aiuto allo sviluppo del territorio)

Tra le opere in cantiere spiccano l’autostrada costiera di 2.000 km (quando la consegna della Salerno-Reggio Calabria è stata appena rinviata di altri 3 anni.. e chissà quanti altri ancora...) e progetti di edilizia, oltre alla costruzione da parte di Finmeccanica di un sistema di controllo radar e satellitare sulle frontiere meridionali del paese, destinato, stando ai proclami di Berlusconi, a combattere l’azione dei “commercianti di schiavi”.
Le lobby del cemento nostrane tirate in ballo, come Impregilo, saranno sicuramente contente dal momento che in Italia inizia a ridursi sempre più la disponibilità di nuovi spazi da soffocare nel cemento...
“E al fine eccola pronta al varo. Sei tonnellate di purissimo acciaio nostrano sospinto da una miscela di petrolio e uranio impoverito ma con molta dignità; la Repentaglia IV. Le prime tre sono finite per errore sulla Libia, cosa che prima o poi ci faranno pagare”.
| < Prec. |
|---|











Commenti